
In questo articolo vi spiegherò la gestione dell’esposizione e dell’esposimetro.
Una veloce introduzione
Fotografia etimologicamente significa scrivere con la luce. Questo concetto è importante perché ci fa capire che senza luce non potremo avere una fotografia…ok questo è un concetto semplicissimo che avrei potuto anche evitare :). La luce ha bisogno di essere compresa soprattutto quella naturale che ci permette, se usata bene, di fare delle buone fotografie. Ho detto buone fotografie? Beh adesso dobbiamo aprire un discorso sul che cosa significa “buone”. Sono dell’opinione che se parliamo di fotografia artistica non esiste un termine che possa essere una “buona” foto ma più che altro potremo dire così: “una fotografia artistica è l’estensione dell’occhio del fotografo con la sua sensibilità e il suo estro”. Quindi il concetto di “buona” foto lo potremo intendere solo nella fotografia tecnica. Avremo una “buona” foto quando i parametri di scatto sono giusti per dare una corretta esposizione all’immagine.
Triangolo dell’esposizione

In fotografia ci sono tre valori che ci permettono, se impostati correttamente, di fare una fotografia con una giusta esposizione e sono: apertura del diaframma,tempo di scattoesensibilità ISO. Questo è comunemente chiamato il triangolo dell’esposizione. Quindi dobbiamo imparare ad utilizzare questi tre valori per poter creare una “buona” foto (in questo caso è giusto il termine visto che stiamo parlando di tecnica fotografica). Il primo fattore, l’apertura del diaframma, è abbastanza semplice da capire perché se abbiamo un diaframma più aperto (ad es. f2.8) entrerà più luce nella fotocamera mentre al contrario quando il diaframma è chiuso (ad es. f32) la luce che arriverà al materiale fotosensibile sarà poca. Il discorso apertura del diaframma si complica perché quando variamo l’apertura andiamo a modificare anche laprofondità di campoche a questo importantissimo aspetto della fotografia ho trattato un intero articolo che potrete trovare a questolink.
Invece iltempo di scattoè una frazione di secondo in cui lo specchio e la tendina dell’otturatoresi aprono e si chiudono (se parliamo di fotocamere senza specchio come lemirrorlesssarà la velocità di apertura e chiusura della tendina dell’otturatore). In tutte le fotocamere (che hanno la possibilità di impostare unprogramma di scattomanuale) si possono impostare i tempi che partono da 30 secondi ed arrivano fino a 1/4000 (8000 e oltre nelle fotocamere più performanti). Bene fin qui tutto chiaro, ma come scegliamo il tempo di esposizione?
Esposimetro
A questo scopo abbiamo un grande aiuto, l’esposimetro. L’esposimetro è un chip fotosensibile che, tramite una scala presente all’interno del mirino, ci dice che tempo dobbiamo utilizzare con quella apertura del diaframma e lasensibilità ISOscelta. La Treccani ci dice che l’esposimetro è: ”Apparecchio usato in fotografia e in cinematografia per misurare l’illuminamento del campo da riprendere e l’intensità di eventuali sorgenti luminose che siano presenti in esso, e ottenere così l’indicazione dell’apertura del diaframma da far corrispondere a un dato tempo di esposizione, relativamente alla sensibilità dell’emulsione della pellicola, perché questa risulti esposta correttamente”. Mi piace semplificare sempre le cose quindi cerchiamo di capire facilmente come funziona un esposimetro e cosa ci dice. È uno strumento che legge la condizione di luce presente nella scena e ci dice che tipo di diaframma e tempo dobbiamo utilizzare, a quella determinata sensibilità, per avere una fotografia correttamente esposta.
Tipi di esposimetro

Esistono diversi tipi di esposimetri esterni da quelli analogici a quelli digitali e per scopi dilettantistici e per scopi professionali. Questi tipi di esposimetro sono utilizzati posizionandoli all’interno della scena, o vicino al soggetto da fotografare, con la luce che vogliamo utilizzare e tramite una cellula fotosensibile ci da il risultato della misurazione. L’esposimetro esterno alla fotocamera ha un utilizzo di nicchia perché non è necessario averne uno esterno per poter fare delle buone fotografie.
Ma non preoccupatevi perché la fotocamera ci viene in aiuto in quanto al suo interno a livello del pentaprisma è posizionato un esposimetro. Certo la differenza tra uno interno alla fotocamera ed uno esterno è che quest’ultimo può leggere la luce direttamente nella scena o sul soggetto quindi avrà una misurazione molto più precisa.





Misurazione esposimetrica
Ho parlato di misurazione? Ed ora che cosa è questa misurazione? É il modo in cui l’esposimetro legge la luce. Esistono tre diversi tipi di misurazioni generalmente: Matrix, semi-spot e spot.

La Matrix, o potremo chiamarla automatica, legge tutta la scena inquadrata e fa una media ponderata di tutto e ci permette di esporre in modo da evitare (nel caso di forti contrasti tra luci ed ombre) toni troppo scuri (nelle ombre) o troppo chiari (nelle luci), questo lo ha studiatoAnsel Adamsche con il suo Sistema Zonale è ancora studiato nella scuole di fotografia.
Nella misurazione Semi-Spot la lettura avviene solo nella zona centrale dell’immagine, nel caso al centro ci sia una zona più scura tutto il resto verrà sovraesposto (con più luce) mentre se ci sarà più luce sarà sottoesposto (poca luce).
Invece nella misurazione Spot (quella che io utilizzo di più) viene letta la luce solo sul punto di messa a fuoco che abbiamo scelto, infatti questo tipo di utilizzo della misurazione può avvenire solo quando scegliamo, sulla fotocamera, il punto AF singolo. Le immagini di seguito mostrano la differenza delle tre misurazioni fotografando un panorama dove ci sono zone più scure e zone più chiare come il cielo.




Come fa l’esposimetro a dirci tutto questo?

Ma come fa l’esposimetro a dirci queste cose? Guardando nel mirino della fotocamera troviamo nella parte inferiore una scala con un + e un – e uno 0 al centro. Una volta scelto il diaframma e lasensibilità ISOda utilizzare dovremo girare la rotella dei tempi facendo in modo che nella scala (nel mirino) non ci siano lineette ne a destra ne a sinistra. Una volta fatto questo avremo la certezza di avere una scena correttamente esposta. L’esperienza ci porterà poi ad andare anche oltre perché come spiegaAdamsnel suo Sistema Zonale a volte c’è bisogno di avere dei tempi leggermente più lenti (sovra esposizione) o più veloci (sotto esposizione) per avere una maggiore gestione dei toni quando ci sono forti contrasti di luce.
Questo è quello che bisogna sapere poi però, come tutto in fotografia, con l’esperienza si può andare oltre e gestire in modo differente la propria foto.
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