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La mia nuova vita

È da tanto, troppo tempo, che non pubblico un articolo.

Mi sono fermato perché, nel frattempo, la mia vita è cambiata.
Avrei voluto tanto continuare a vivere come stavo facendo fino all’anno scorso, ma purtroppo non mi è stato possibile. Nella vita, a un certo punto, bisogna guardare in faccia la realtà e chiedersi: «Posso continuare a vivere inseguendo un sogno oppure devo fare i conti con la realtà, bella o brutta che sia?».

In questo articolo voglio semplicemente raccontarvi l’ultimo anno della mia vita. Non c’è un motivo particolare, ho solo sentito il desiderio di farlo.
In realtà, guardando le statistiche dei miei siti (fotomedica.itetuttofotografia.net), ho notato che voi visitatori siete molto presenti e che, giorno dopo giorno, continuate a venire a trovarmi. Per me questo è un grande onore, perché non mi aspettavo minimamente che un «semplice» sito realizzato da me potesse avere un pubblico quotidiano e costante.

Quindi vi ringrazio davvero per la vostra presenza. Vorrei anche fare in modo che l’esperienza sul mio sito possa diventare qualcosa di più concreto, raccontandovi anche una parte personale di me e non soltanto il mondo della fotografia, di cui sono tanto appassionato.
Torniamo al racconto di quest’ultimo anno, che per me ha rappresentato un cambiamento radicale nella mia vita, forse più di qualsiasi altro cambiamento vissuto in precedenza.

Nel novembre del 2025, quindi esattamente un anno fa, decido di comunicare alla mia compagna e ai miei genitori che non avrei potuto continuare a vivere in quel modo.
Prendo atto che la mia attività di fotografo dentale e medicale, che avrei voluto continuare a portare avanti, era diventata un sogno difficile da conciliare con la vita reale.
C’era una cosa che mi aveva sempre fatto riflettere: tutti mi dicevano «Tu sei il migliore», oppure «In Italia, quando si parla di fotografia in ambito odontoiatrico, si parla di te», oppure ancora «Sei un punto di riferimento». E tante altre frasi dello stesso genere.
Ma la mia domanda è sempre stata questa: «Se davvero fosse così, come mi viene detto, non dovrei essere ricco o, quantomeno, non avere problemi economici?».
Purtroppo, la vita reale è sempre andata in forte contrasto con i miei sogni e con quello che mi dicevano le persone.
A quel punto ho deciso di dare una svolta concreta alla mia situazione: mi sono rimboccato le maniche e ho iniziato a cercare un posto di lavoro.
Ho girato diverse agenzie per il lavoro, con l’obiettivo di trovare un’occupazione, qualunque essa fosse. L’importante era che si trattasse di un lavoro onesto e retribuito il giusto.
Avevo paura, perché spesso mi sentivo dire: «Alla tua età (47 anni) e con il tuo curriculum sarà difficile trovare un posto».
Ero piuttosto scoraggiato, perché effettivamente il mio curriculum, oltre all’esperienza pratica, presentava pochissimi attestati e qualifiche documentabili.
Ero pronto a fare di tutto, senza preoccuparmi di quanto potesse essere «umile» il lavoro proposto. Infatti, dicevo sempre alle agenzie: «Posso anche pulire i gabinetti, non è un problema».
Sono stato molto fortunato, perché dopo soli due mesi ho trovato un lavoro che per me è stato come una manna dal cielo.
Un operaio in una fabbrica di suole per calzature destinate all’alta moda.
Vi racconto come è andata, perché, secondo me, è una storia piuttosto interessante.
Mi presento in un’agenzia per il lavoro di Padova, dopo averne girate tantissime senza aver ricevuto alcuna notizia positiva. L’addetta mi dice:«Guarda, vediamo. Non ti prometto nulla, ma potrebbe esserci una fabbrica che sta cercando personale. Mi informo, li contatto e ti faccio sapere».
Dopo un paio di giorni ricevo una sua telefonata. Mi comunica che aveva parlato con l’azienda in questione e che mi avrebbero convocato per un colloquio.
Ero molto felice, ma c’era una cosa che mi preoccupava un po’: non avevo mai messo piede in una fabbrica, né come operaio né come semplice visitatore. Venendo da una piccola isola, Ischia, in provincia di Napoli, non avevo la benché minima esperienza in quel settore.
L’addetta dell’agenzia mi rassicura, dicendomi che aveva già informato l’azienda di tutto questo e che, nonostante ciò, avevano comunque piacere di fare una chiacchierata con me.
Vado al colloquio e dico chiaramente:
«È vero, non sono mai entrato in una fabbrica e, oltretutto, non ho la minima idea di come si produca una suola per scarpe. Ma se mi date questa possibilità, vi dimostrerò che ho voglia di imparare e che lavorare non mi spaventa, anche se il lavoro dovesse essere duro».
La loro prima espressione facciale, almeno secondo la mia impressione, non era particolarmente positiva. Ma, dopo un paio di giorni, mi hanno dato questa risposta:
«Va bene, facciamo una prova di un mese e vediamo come va».
Per non farla troppo lunga, da quella prova di un mese siamo arrivati a un contratto a tempo determinato tramite agenzia, fino a giugno, e poi, a luglio, a un contratto a tempo indeterminato direttamente con l’azienda.
Oggi sono un addetto ai pantografi in fabbrica e lavoro prevalentemente su macchinari CNC.
Posso dire che è un lavoro stancante, ma mi sento davvero soddisfatto, perché non avrei mai immaginato che una persona come me, senza alcuna esperienza in fabbrica, potesse ottenere un contratto a tempo indeterminato dopo pochi mesi.
Dentro di me è avvenuto un cambiamento radicale.
I sogni sono belli e guai a non averne, ma bisogna anche portare il pane a casa. A questo proposito mi viene in mente un vecchio proverbio napoletano: «U pan sta nde spin» (il pane sta nelle spine).
Questa frase napoletana ha, secondo me, un significato molto profondo, perché vuole dire che le cose che desideri, proprio come il pane (il denaro e la possibilità di vivere onestamente), costano fatica e sacrificio.

Ma sapete che vi dico? Oggi sono soddisfatto, e per tanti motivi:
1. Non devo più chiedere nulla ai miei genitori.
2. Sono autosufficiente.
3. Lavoro onestamente e con impegno.
4. Il mio impegno e la mia serietà vengono riconosciuti.
5. La mia autostima è cresciuta molto.
6. Sono stanco, ma molto soddisfatto.

Concludo dicendo che questo racconto è nato dal desiderio di condividere con voi, che mi leggete, qualcosa di molto intimo e personale, anziché limitarmi a parlare delle caratteristiche delle fotocamere, degli obiettivi o a raccontare la vita dei grandi fotografi.
Chissà che il mio sito, nato dalla voglia di raccontare la mia passione per la fotografia, non possa diventare anche una sorta di diario personale, nel quale condividere ciò che penso e tutto quello che, di volta in volta, mi verrà voglia di raccontarvi.
Mi fa davvero piacere vedere che questo sito venga visitato quotidianamente da tante persone e voglio ringraziarvi di cuore per questo.
Non so quando avrò la possibilità di pubblicare nuovamente un articolo, che sia personale o dedicato alla fotografia, ma state certi che lo farò appena possibile.
Come si dice in ambito fotografico…
Buona luce a tutti!

www.fotomedica.it